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La porta di Roma

Marco-Bruschini Enit

     Marco Bruschini Enit:  Anche se risiedo nel quartiere, il mio punto di vista sulla strada non può non risentire dei miei interessi professionali.
Mi occupo di andare a proporre la dimensione turistica dell’Italia all’estero; e di conseguenza Roma. C’è grande amore verso la nostra città. Per i miei interlocutori (qualificati) è la porta dell’Italia. Attrae: è un buon prodotto turistico. Il turista ci viene però solo per 2 notti,  a differenza di Parigi dove ce ne sta 7 e di Londra dove ce ne sta 9. Ma soprattutto non c’è continuità: viene una volta, e non ci torna più.
Da tempo la città ha perso cioè lo smalto internazionale. Il turismo è cambiato, non è più la villeggiatura, ma viaggio “spot”. Vive sulla cultura, sui weekend: vado per quella mostra 2- 3 giorni. Pochi sono gli eventi che smuovono quel livello. Certo, alle porte ce n’è uno: il Giubileo. Ed anche qualche probabilità che la città ospiti una nuova Olimpiade (2024). La città deve però riconquistare un duraturo ed immediato ruolo sovranazionale non legato solo ad eccezionali episodi di rilievo.

       I problemi da affrontare sono quindi strutturali; ma ci sono da risolvere anche quelli piccoli; anche quelli di confezione: c’è una buca? Mettiamo un po’ di catrame e andiamo avanti, tanto il turista viene comunque e non se ne accorge. No. Questo lassismo aggiunge danno al quadro non positivo: in una società ipercollegata e social soprattutto i giudizi negativi si diffondono istantaneamente.

       Se Roma è la porta d’Italia, Via Veneto è la porta di Roma (se non fosse altro, per la sua capacità ricettiva). In un mondo complicato Via Veneto è un simbolo di questa nostra città; è un’atmosfera; è qualcosa che si ama, che merita rispetto.
Il giudizio che il visitatore si farà della nostra città inizia sicuramente a formarsi in questa storica strada (i monumenti già li conosceva per immagini).
Oggi tutta la città vuol far sentire la propria voce. In maniera garbata ma ferma: l’immagine della strada si è offuscata. Non vogliamo più vedere report come quelli che abbiamo visto nel Libro Nero di Via Veneto. Quello che c’è non ci piace, non ci può piacere: uno stato di abbandono desolante.
Vivere qui per noi residenti è un continuo slalom tra incuria, inefficienze e piccoli soprusi. In questo ci sentiamo vicini alle percezioni che il turista vorrebbe avere: una strada ed un quartiere accogliente; un area tranquilla per incontrarsi, per ripercorrere le storie dei caffè, del cinema, degli attori famosi, della magnificenza di una società civile (una volta dinamica).
Coincidono le esigenze dei residenti e del turismo? In questo caso sembra di si !

       Vorrei fare una proposta: la carta di Via Veneto. Noi residenti proporre un documento insieme all’amministrazione capitolina, sentiti i commercianti, per mettere insieme le regole della buona manutenzione. Poche regole sulle quali basare la cura ed il rispetto per la strada, ed anche la sua valorizzazione.