Marco-Bruschini Enit
La porta di Roma
22 agosto 2015
Renato Cecilia
Carattere e narrazione
23 agosto 2015
Show all

Capacità d’attrazione

giuseppe-de-rita

         Giuseppe De Rita Censis: Io sono un frequentatore di Via Veneto da quando sono nato. Ne ho visto tutte le incarnazioni. Sono oggi sorpreso per la caduta di orgoglio. Una città, una strada, un borgo vivono del proprio orgoglio. Roma lo sta perdendo per tante ragioni: per il turismo che la marginalizza, ma anche per la dimensione becera della sua realtà e per una reputazione politica ed amministrativa di basso profilo.

         Sulla strada, come diceva Renato Cecilia, dobbiamo fare un discorso meditato. Un discorso di autoanalisi ed autocritica. Se una città perde l’orgoglio la colpa è della città e non di altri.
Siamo ai livelli minimi di sopravvivenza. Riusciamo a dire solamente “guardate che qui c’è il degrado”. Non siamo ancora al “rilanciamo via Veneto per rilanciare Roma; e Roma per rilanciare l’Italia”. Senza orgoglio non riusciamo a cambiare nulla.
Perché abbiamo perso l’orgoglio? Non vediamo la strada come un soggetto. Per troppi anni è stata solo un oggetto: oggetto della comunicazione, dei giornali, dei fotografi, dei salotti.
La strada ha un problema radicale di soggettualità, con la vita romana, con la relazionalità romana. Usualmente è la dimensione fisica del luogo che rende il luogo soggetto, ma se prevale il carattere autostradale vediamo solo un lungo viale. Questo impegna tutti noi che vogliamo che Via Veneto ritorni ad essere un soggetto.

        Riprendiamo quel ragionamento meditato di cui chiedeva Renato Cecilia all’inizio: era un mondo di relazioni ricche. Venivano scrittori, venivano cinematografari, venivano i politici come Eugenio Scalfari “La sera andavamo in Via Veneto”. Era un luogo di relazione, un luogo dove la gente si sedeva e stava anche 10 ore. I più vecchi di noi ricorderanno Cardarelli – grande poeta seduto al bar per decine d’ore. I marciapiedi con centinaia di sedie a garantire tranquillità di dialogo. Questo mondo di relazione non c’è più. Dove è oggi? Scomparso. Abbiamo murato il Caffe de Paris. Ancora prima che per le ascendenze proprietarie, lo abbiamo isolato con vetri, cemento e acciaio: entravi li dentro ma la relazione te la sognavi. La relazione era libera, spontanea; una relazione quasi vocazionale. Dobbiamo aumentare quella dimensione; non basta più la targa via veneto.

         E poi arriva lo straniero. Non si siede neppure: non sente l’aria della dimensione umana; non percepisce l’orgoglio della dimensione internazionale, della dimensione straordinaria ed unica. Con grande scorno, anche per me come intellettuale, viene spinto nel centro storico, dove un popolo di incettatori ed incettatrici lo carica dentro un ristorante. Un pittoresco e seicentesco romano, della beceraggine più plebea. E’ stato per 2 notti in città e si ricorda di aver fatto la cena in piazzetta. Preferisce quello perché lo sente di più “Roma”: Ma sei stato in via Veneto? – Ma… – Che ti ricordi – Boh”.

        Orgoglio della via. Capacità di fare relazione. Capacità di attrazione. Il mito che attraeva era l’atmosfera, qualcosa di impalpabile. Il meccanismo da riavviare è quindi quello di restituire a tutti noi l’orgoglio, la soggettualità, tornare soggetti. Ad un tavolo con il Governo o con l’amministrazione comunale occorre far capire chi ha la visione soggettiva di questa strada e di questa città.