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Carattere e narrazione

Renato Cecilia

       Renato Cecilia Inasa: La strada è uno dei landmark per cui Roma è conosciuta nel mondo, dopo la monumentalità archeologica e la cristianità. Solo questo sarebbe sufficiente per motivare una qualche attenzione ed iniziare a riflettere sulle problematiche che la riguardano. Ecco il primo motivo. Lì è urgente intervenire, in quanto ci troviamo in uno dei luoghi sotto la lente dell’attenzione internazionale. Cerchiamo presto di capire cosa fare. E se le decisioni prese si riveleranno sagge, potranno essere applicate ad altre parti della città affette dalle stesse patologie.

       E’ importante l’immagine della città? L’idea di bellezza nella città è un valore economico misurabile dalla sua capacità di attrazione. In egual misura la storia ne traccia i legami, il carattere, le valenze. Tutto confluisce nella dimensione del richiamo, dell’incanto, del fascino. Sviluppare la bellezza della città è compito della progettazione urbana prima ancora che dell’architettura. Ma anche preservarla è equilibrio difficile e complicato. Numerosi sono i fattori del rispetto. Non ci può essere uno stravolgimento in nome del meglio, perché il meglio è sempre altro. Vuol dire spezzare un filo che ha le sue radici lontano nel tempo. Forse è meglio togliere che aggiungere…  Ma neanche si può ritornare tout-court a situazioni antiche. Forse recuperare la leggibilità dell’architettura quattrocentesca di Ponte Sisto mediante la rimozione delle strutture metalliche ottocentesche e la realizzazione di nuovi parapetti aveva un senso. Ma una strada è un organismo che per sua natura vive. Riportarla indietro negli anni crea comunque una cesura, una sospensione del suo rapporto con la città.  Mi riferisco al dibattito magnolie si / magnolie no sulla nostra strada, quando sul tavolo c’era la proposta di Ippolito Pizzetti di sostituirle con washingtonia

      Ogni strada vive della sua storia, effigie di una cronaca e di eventi che l’hanno attraversata. Cerchiamo di capire il carattere della nostra strada e quali i fondamenti della narrazione che l’accompagna e che andrebbero salvaguardati in una attenta opera di riabilitazione (più che conservazione o riqualificazione). E’ l’immagine che si è sedimentata nella storia che ne forgia lo spirito. Nell’immaginario collettivo la strada rimane legata allo star system ed ai favolosi anni ’50 e ‘60 del cinema. Ricordo patinato che non è mai stato sostituito dall’attuale ruolo di polo direzionale della città, o di hub del turismo di lusso.
Eppure il vero spirito è un altro. Per individuare quello che forse oggi si nasconde ancora nelle recondite pieghe della sua anima occorre per un attimo risalire agli anni a cavallo della seconda guerra. Le tante volte che ne abbiamo parlato insieme, Alberto Bevilacqua insisteva di doverlo andare a cercare nel primissimo dopoguerra, quando il polo della cultura romana iniziava a ruotare attorno al Premio Strega e quindi al locale di quel personaggio eclettico che era Guido Alberti, mecenate dell’iniziati

      Prima degli attori quindi gli scrittori. Prima del cinema cioè la letteratura. Chi frequentava le improvvisate recite a casa di Alba De Céspedes (i Bellonci, Cecchi, Flaiano e tutti gli scrittori più autorevoli dell’epoca, i così detti amici della domenica) pensava al premio letterario (1947) ma non disdegnava le sceneggiature. Era quello il gruppo che negli altri giorni tirava tardi a Via Veneto, vicino al locale del comune amico. Quello il gruppo che accentrava l’interesse. I caffè erano il ritrovo; l’ambiente che stimolava. Da ritrovo della emergente borghesia e da luoghi centrali nella vita commerciale, divenivano ritrovi culturali. Gli artisti seguitavano a frequentare il Caffè Greco? Gli scrittori andavano a Via Veneto ed i ritrovi si trasformavano in caffè letterari.

       Via Veneto non era quindi soltanto la vetrina degli attori Non riesco a vedere una via Veneto senza i suoi caffè. La vedo come il salotto buono della città dove c’è ancora l’abitudine di incontrarsi per affari. Ma vi si accoglie anche l’ospite od il turista. E da lì che si inizia l’esplorazione del centro commerciale, andando giù verso la scalinata di Piazza di Spagna, per Via di Porta Pinciana e Via Sistina: un legame indissolubile.